La storia della MIM

La MIM, Mobili Italiani Moderni, è una azienda italiana nel settore dell'arredamento che negli anni 50 e 60 ha dato un forte contributo alla diffusione del design e dell'innovazione produttiva italiana. Fondata nel 1957 dai fratelli Fazioli, una famiglia romana già presente nel mercato con un piccolo mobilificio, la MIM diventa in breve tempo uno dei più importanti gruppi nazionali. In particolare Ennio Virgilio e Marcello avviano un’impresa di progettazione, costruzione e vendita di arredi per la casa e per l'ufficio, che in pochi anni diventa un punto di riferimento per il design e la cultura a Roma.

Sotto la spinta propulsiva dei sei fratelli (ad Ennio, Virgilio, e Marcello, si aggiungono negli anni anche i fratelli minori Domenico, Roberto e Paolo) viene inaugurato un elegante negozio in Largo dei Lombardo dov'è esposta la neonata produzione MIM. Protagonisti della nuova impresa sono oltre Ico Parisi, direttore artistico dell'azienda, sua moglie Luisa ed altre personalità coinvolte dallo stesso Parisi come Munari, di Carli, Frattini. La sistemazione dei mobili viene arricchita con opere di artisti tra cui Novelli e Fontana. All'esperienza di Parisi e alla sua autonomia di pensiero fuori da convenzionali schemi professionale dell'architettura si deve l'avvio di un piano di lavoro e di impresa che, al di là delle innovazioni dei processi produttivi della produzione del mobile, intende sviluppare nuove idee di progettazione coniugata all'integrazione delle arti, un rapporto diverso tra architettura e arti visive. La MIM ha cominciato quindi sin da subito a coinvolgere nella progettazione e nel processo produttivo i principali personaggi del design e dell'architettura del Paese. A partire dal marchio MIM, disegnato da Bruno Munari nel 54, altri affermati professionisti come Bruno Zevi, Giò Ponti, Carlo Scarpa, Luigi Pellegrini, Marco Zanuso, Vittorio Gregotti, Alessandro Mendini, firmarono innovativi progetti di sedie, scrivanie, poltrone, divani, librerie. Dai mobili per la casa a quelli per uffici. La MIM si distinse anche per un rivoluzionario sistema di imballaggio e spedizione dei mobili – per ottimizzare lo spazio ed il trasporto – anticipando di molti lustri il sistema Ikea.

Lo stabilimento MIM è un capannone industriale sull'Aurelia di poche centinaia di metri quadri dove lavorano giovani operai che si formano grazie alla sperimentazione dell'azienda. Virgilio Ennio e Marcello, che in breve diventa amministratore delegato dell'impresa, hanno alle spalle l'esperienza artigiano industriale del nonno materno Romano. Sono dotati di una notevole capacità creativa e costruttiva e di un'operosa incessante mossa da quel dinamismo e voglia di innovazione tipici dei giovani dell'Italia della ricostruzione

 

Negli anni Settanta il periodo di maggior successo, con acquisizioni di aziende al Nord di due stabilimenti, la Viotto per il legno a Sacile in Friuli e la Siam per la lavorazione del metallo a Settimo Torinese, la penetrazione all'estero con apertura di show room a Parigi, Bruxelles, Anversa che portarono il gruppo romano ad avere tre stabilimenti e circa 600 dipendenti.

La presenza di Leonardo Sinisgalli, con cui Ennio Fazioli entra in contatto nel '62, determina per l'azienda una fase significativa per la realizzazione dei programmi di diffusione di reti ad architetti professionisti adatti ad un pubblico borghese colto. Si tratta di iniziative che partendo da temi legati alla produzione si allargano argomenti culturali di interesse generale e di attualità, nella convinzione che l'attività imprenditoriale non possa prescindere dalla partecipazione diretta ad un processo educativo e di trasformazione della società oltre iniziative di particolare interesse nell'ambito dell'architettura e dell’editoria, come l'organizzazione di mostre e la pubblicazione di quaderni della MIM, uno di quelli dedicati a Bruno Munari. Il progetto di promozione culturale trova la sua principale redazione dell'edizione dal 64 al 66 della rivista fondata e diretta da Sinisgalli “La botte il violino”, repertorio di design e di disegno nel periodo che prosegue le precedenti esperienze Sinisgalli per le riviste Pirelli e civiltà delle macchine, si intersecano e si confrontano temi letterari artistici architettonica di critica e teoria cronaca culturale e storia, nello sforzo di favorire un'estetica nuova in accordo con le rivoluzione della modernità e della cultura tecnologica industriale. Lo scopo, già nella scelta del titolo, e quello di rifuggire da schemi programmati astratti rischiando piuttosto l'attenzione sugli aspetti culturali trasversali e non sempre evidenti della cultura del suo complesso.

La ricerca di un pluralismo disciplinare per instaurare un dialogo tra le scienze architettoniche, il design e le varie espressioni delle discipline umanistiche di allora sono il valore di MIM. Niente di più attuale. Niente di più necessario oggi. Importante riflessione proprio dalle parole di Sinisgalli "Alla genericità degli schemi e dei programmi, possiamo opporre il tesoro di cultura che ancora si spreca”, che è l'eredità di MIM attraverso la sua storia e i suoi prodotti iconici.

Negli anni successivi MIM si specialiiza in grandi forniture dove la collborazione con gli architetti consiste nella progettazione di grandi forniture in Europa, da Bruxelles fino a Roma, fino ad arrivare in Medio Oriente. Nel 2000 la produzione degli stabilimenti termina, resta però molto forte il commercio e la riproduzione limitata dei prodotti iconici MIM.

© MIM 2020

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